Venezia inchiodata, di martedì mattina

Intro: prendi un martedì mattina che hai deciso che resti a letto sotto al piumone e di tanto in tanto scendi giù a riattizzare la stufa economica e intanto ti sei anche portata la colazione a letto a base di caffellatte e tantissimi biscotti e come compagnia c’hai un assortimento di libri che parlan tutti di Venezia – tra cui uno di Tiziano Scarpa che si intitola Venezia è un pesce – , perché tra un po’ ci devi tornare, a Venezia, e c’hai il vizio che ti piace prepararti, alle città.

E’ proprio simpatica l’immagine di una Venezia-sogliola gigante (perché a guardarla dall’alto un po’ ci sembra davvero) che ha vagabondato per tutti i mari e strusciato su un sacco di sponde dalla notte dei tempi fino a che, con le scaglie e le pinne appesantite da «madreperle mediorientali, sabbia fenicia trasparente, molluschi greci, alghe bizantine» e cose così, si è scelta un’insenatura tranquilla e appartata e lì si è fermata a riposare; poi gli uomini se ne sono così innamorati che per paura che un giorno si sentisse di nuovo in forze per riprendere il largo l’hanno presa all’amo con l’inganno – strada e ferrovia – e poi per star proprio tranquilli tranquilli l’hanno pure inchiodata al fondale, povera sogliolona:

venezia_pesce


«Venezia è fatta così: solo che i chiodi non sono di ferro ma di legno, e sono enormi, da due a dieci metri di lunghezza, con un diametro di venti, trenta centimetri. Sono piantati nella melma del fondale.
I veneziani hanno conficcato nella laguna centinaia di migliaia, milioni di pali. Sotto la basilica della Salute ce ne sono almeno centomila; anche ai piedi del ponte di Rialto, per contenere la spinta dell’arco di pietra. La basilica di San Marco poggia su zatteroni di rovere, sostenuti da una palafitta d’olmo.
Ci sono larici, olmi, ontani, querce, pini, roveri. Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia. Sembra l’invenzione di un mediocre scrittore di fantascienza, invece è vero.»

(Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce)

«Quei nostri santi padri che, mille e più anni fa, posero mano alla costruzione di questa macchina straordinaria dovevano pur avere, insieme con una enorme provvista di testarda volontà, un grano di generosa pazzia.»

(Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia)

Che forza, eh. Di martedì mattina, sotto al piumone, questa cosa di Venezia che è una specie di mostro marino intrappolato per troppo amore in una selva sottomarina a testa in giù.

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2 comments

  1. Ho letto/amato il libro di Scarpa. Dovresti ricordare che Venezia è la mia seconda patria!

    Non so quando tornerò nella “città d’acqua e pietra” (d’Annunzio) ma ogni volta è come se non l’avessi mai lasciata…

    Un saluto

    Y BUENA VIDA

    p.s. trovandomi in un periodo di voluto raccoglimento, ho chiuso FB, deviantArt et similia. Il mio blog è l’unica Isola che non voglio scompaia. Ti aspetto lì.

  2. Sì che me lo ricordo, caro. Ed è una “seconda patria” mica da ridere, eh.

    Già, ho visto che mi sei sparito da facebook – e non ti biasimo – , il blog son proprio contenta che tu l’abbia riaperto perché c’ero rimasta di un male, a trovarlo chiuso.

    Un bacio.

Dimmi pure, eh

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