Questo catartico acquistar libri e mutande

Oggi c’è stato un momento che ero un po’ indecisa tra un sano suicidio – catarsi risolutiva – e una sessione di acquisto compulsivo a sfondo libresco – catarsi effimera ma godereccia – , per vedere se mi riusciva togliermi un po’ di questa amarezza dalle scatole, che diamine. Ho poi scelto l’effimera. Male che vada mi suicido da Feltrinelli, ho pensato: potrei scenograficamente immolarmi sul bancone dei best-sellers approfittando della soprelevazione del reparto informatica, oppure optare per un martirio lento e penoso infliggendomi un libro di Moccia da cima a fondo.

Mi son mica immolata, alla fine (l’opzione Moccia era un’esagerazione, eh, non c’avrei mai il coraggio). In compenso ho comprato alcuni libri molto belli di cui fornisco anche documentazione fotografica:

libri_varii

Nella foto manca Mi compro una Gilera di Paolo Nori, che ha una storia tutta sua particolare che è anche fonte di una certa crescente apprensione da parte mia: il fatto è che mia mamma, da quando le ho fatto conoscere il Paolo Nori, si è innamorata del Paolo Nori. Ora ogni volta che finisce un libro del Paolo Nori non è che vien lì educatamente a chiedermi C’hai mica per caso un altro libro del Paolo Nori da farmi leggere, cortesemente? No: Dammi un altro Paolo Nori che ne ho bisogno, mi dice. Mi fa anche un po’ di paura. Allora siccome io a casa i Paolo Nori li avevo finiti, oggi le ho comprato Mi compro una Gilera. Per questo non c’è nella foto: gliel’avevo già dato alla mia mamma, per farla calmare. La quale mamma ha iniziato subito a leggerlo e dopo poche pagine vedevo che sorrideva con un’espressione molto tenera e affettuosa che io non lo so, dove si andrà a finire.

La gioia di scrivere della Wisława Szymborska è un bestione da settecento e passa pagine con il testo polacco a fronte che a me a vederlo mi ha ricordato tantissimo quando da piccina andavo a trovare il mio babbo a lavoro e mi mettevo alla macchina da scrivere elettrica e scrivevo pigiando i tasti a caso, mi divertivo un sacco, scrivevo delle cose che forse erano in polacco e non lo sapevo.

Amore mio infinito di Aldo Nove anche lui c’ha una storia tutta sua particolare, lo lessi quando uscì nel 2000 che ero nel pieno di un amore infinito, mi innamorai infinitamente anche del libro, insomma la mia vita era tutta un casino di amori infiniti in quel periodo lì, poi dopo quando uno di questi amori si snaturò finendo io quel libro insieme a molti altri lo distrussi entro una nube di odio e flagelli e anatemi, e sicché ora che mi è tornata la voglia di rileggerlo per vedere di nascosto l’effetto che fa – della serie che a noi ci piace tantissimo, trovare sempre nuovi ed entusiasmanti modi per volerci male – l’ho dovuto ricomprare.

Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari lo puntavo da mesi l’ho sfogliato un po’ in treno ero lì come una scema che mi veniva da ridere e da piangere tuttinsieme a causa del peculiare miscuglio di candore erudizione strampalatezza tragedia rovina tormento che c’è nelle sue poesie, il che dal mio punto di vista è una cosa che va molto bene (per dire: anche Nori, secondo me, è fondamentalmente uno scrittore tragico).

Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig perché «A te, che mai mi hai conosciuta» è un gran bel modo di cominciare una lettera, forse l’unico possibile, anzi di sicuro, per quanto mi riguarda, e una lettera che comincia così è già a buon punto per essere una lettera che vale la pena.

Chi manca? Ah sì, La fondazione di Raffaello Baldini. Eh, un libro con il testo a fronte in romagnolo io non posso non comprarlo, capirete, specie se Paolo Nori è solito scrivere che a lui gli è piaciuto parecchio, questo libro.

(rileggendo il post mi è sorta come la vaga impressione che Paolo Nori stia diventando una presenza un po’ ingombrante, nella mia vita, ultimamente. ma insomma)

Poi dopo nel sottopassaggio della stazione hanno aperto un negozio Tezenis, a passarci davanti con l’esaltazione tipica dello scampato suicidio mi è venuto l’impulso fortissimo di comprarmi delle mutande, ne ho prese quattro a soli 3,90 euro ciascuna, una verde scuro una viola una fucsia una grigio scuro. Delle dignitosissime mutande di cui vado molto fiera. E questo è fortunatamente tutto, gente.

Tags: , , , , , , ,

9 comments

  1. Tua mamma per i gusti bisogna solo farle i complimenti, bisogna.

  2. Sono d’accordo. Comprare libri a carrettate solleva lo spirito. Anche io ne ho voglia, anche se la momento ho così tanti ebook che ad aprirli tutti scalderei tanto il portatile da poterci cuocere un uovo sopra.
    Col tè come andiamo?

    (Noto solo ora con mio grande rossore che sono il primo altro lido in ordine di affezione. Proprio oggi che pensavo che sto di nuovo precipitando nella banalità più becera e totale ^_^)

  3. Sono molto d’accordo con te.

  4. Una spiegazione al fatto che l’hai notato solo ora potrebbe anche essere che questa cosa degli “altri lidi” l’ho messa giusto ieri, in verità ;)

    Sai che io invece non riesco a leggerli, gli ebook? Non per snobismo eh, proprio per un fatto di concentrazione, che io non lo so come mai a leggere le cose sullo schermo del computer il cervello tempo due minuti mi entra in stand-by e non c’è verso di andare avanti. Credo di essere fondamentalmente molto antica e inconsciamente reazionaria, sotto questo aspetto. E poi io senza le mie liberatorie incursioni feltrinellesche non lo so, quanto potrei sopravvivere.

    La mia passione tèistica sta anche lei attraversando un periodo di magra. Pensa che qualche giorno fa mi è arrivato un pacchetto dalla Cina che aspettavo da due mesi l’avevo già dato per disperso, con dentro una teierina nuova e foglioline assortite, bè, non sono neanche andata a ritirarlo alla posta, ancora.
    Ma è normale amministrazione: ho degli entusiasmi che è sempre tutto un sali e scendi anche in condizioni “normali”, sicché figurati adesso.

  5. Ah no, per gli entusiasmi ti capisco, anche io sono un po’ così. Invece a me mi è venuta voglia di trovare un tè verde fatto come si deve e provar di prepararlo a regola d’arte. Poi potrò berlo solo di mattina perchè caffeina e teina mi mandano in orbita, ma comunque…
    Con gli ebook per me è amore odio. Sono comodi, se la storia mi prende li leggo bene e volentieri. Ma a casa quando ho due minuti, strare ad accendere un pc mi prende d’un male che non è possibile, veramente, no grazie. Potendo continuerei con la carta, ma gli ebook convengono parecchio e quindi mi adeguo. Poi vogliamo mettere l’ambiente? Eh.

  6. Ah ma che bello, brava! Il tè verde come si deve, intendo :)
    Lo sai sì che lì da te a Ravenna c’è un negozietto piccino che vende tè sfuso? Mi pare in via Mazzini. Io volevo anche farci un salto quando ero lì, solo che non mi è mai riuscito trovarlo aperto, anche in orario di apertura, era sempre chiuso, io spero non sia un brutto segno.
    Comunque dai che in fondo i verdi non hanno poi tutta questa caffeina (tranne i giapponesi, uh, quelli ce n’hanno eccome)… occhio con i neri, piuttosto, che quelli veramente spaccano, delle volte.
    Tienimi aggiornata eh! :)))

    PS, molto d’accordo sul “fattore ambiente” riguardo gli ebook… ma uffa, niente da fare, sono una dannata feticista!

  7. Ah sì, in via Mazzini! E’ vero. Anche io non lo vedo aperto da un sacco, ma non significa nulla: passo da lì in media tre volte all’anno. Quindi tu mi consigli un verde cinese eh? Mh. Vada per il verde cinese. In effetti i neri mi piacciono pochino, dovendo scegliere verde forever. Tenendo conto che non ho mai bevuto un tè fatto come si deve quindi potrei cambiare idea, e via dicendo.
    E lo yoga? Ieri lezione e mi ha smontato come un lego di nuovo, sono crollata a letto alle 9, per dirti.

  8. Eh sì, io ti consiglierei di partire con un verde cinese: i giapponesi sono un po’ più ostici da preparare, l’infusione ci mette un niente a diventare amara (=imbevibile), sicché per far pratica meglio di no, secondo me. E poi nella maggior parte dei casi hanno un aroma di spinaci lessati e/o alghe che sulle prime può lasciare un po’ interdetti, specie se non si è ancora abituati al gusto dei tè vergini.

    E che mi dici di un buon oolong? (una tipologia di tè che è a metà strada tra i verdi e i neri) Se ti riesce trovare aperto il negozietto prova a farti dare anche un po’ di Tie Guan Yin, o del Pouchong: sono due oolong molto fioriti, con un’ossidazione molto bassa, solitamente ottimi. Prova!

    Yoga, mh. Il corso poi non l’ho mica fatto, causa orari che non mi andavan bene. Quindi al momento mi smonto casalingamente con l’ausilio di dvd assortiti. Comunque ti invidio tantissimo ;-)

  9. Proverolli appena posso. Suggerisco anche di andare a leggere le mail di oggi :)

Dimmi pure, eh

Similmente