(poi però qualcuno penso se lo ricorderà che aggiornai Wordpress mi scomparì tutto il blog fu una mezza tragedia nel suo piccolo e allora poi con santa pazienza recuperai i post superstiti però questo si vede mi era sfuggito lo recupero ora già che ero qui per l’appunto a ravanare nel vecchio database, se non vi dispiace)
Io, gli ultimi tempi, i libri troppo conosciuti, preferisco di no.
Allora mi fa piacere quando sfogliando i cataloghi delle case editrici piccine scopro dei libri che non li conosce quasi nessuno, mi vien curiosità di conoscerli a me. Tipo questo, che l’ha pubblicato una casa editrice che si chiama Round Robin, c’ha anche un blog, se vi interessa.
Questo è un libro che bisogna stare attenti a come se ne parla, sennò si rischia che poi uno lo legge e sa già delle cose che invece è meglio che non le sappia, se si vuol godere la lettura per benino.
Perché in questo libro c’è un crescendo secondo me molto efficace, e sarebbe un peccato se ve lo rovinassi, questo bel crescendo che ti prende alla sprovvista e finisce che ti porta dove non te lo aspetti.
Allora abbiate pazienza se sarò un po’ ermetica e non si capirà niente.

Alla fine di questo libro, c’è un’eclissi solare, c’è un silenzio che fa spavento tutto intorno, c’è un po’ di buio, in generale
A legger questo libro mi è venuto da pensare che chi più chi meno e ognuno a modo suo siamo tutti geometri sbagliati. Solo che, sempre chi più chi meno, c’hanno insegnato a nasconderlo abbastanza bene, fare finta di no.
Questo libro, la cosa che mi è piaciuta particolarmente, è la progressione: che all’inizio c’è questo Tito Pozzi che pare quasi un personaggio vagamente fantozziano-charlottiano, ti fa simpatia da subito, e tenerezza, e anche un pochina di compassione forse, perché te lo vedi lì così sprovveduto e candido e che sembra sempre fuori posto, che io all’inizio tra l’altro mi sembrava di assomigliarci tantissimo.
Insomma da principio si sorride molto, e non ti immagini che poi magari dopo, un po’ meno.
Perché dopo un po’ che sei lì a sorridere e a intenerirti sulle miti strampalatezze di Tito Pozzi, ti accorgi che pian piano iniziano a far capolino delle cose che non tornano tanto, e queste cose è come se ti comunicassero un’inquietudine che non te la spieghi, lì per lì, che non ci fai neanche granché caso, ma ti mettono sempre più sul chi-va-là, e ti sale una certa ansia di non capire bene, e le cose che non tornano sono sempre di più, e insieme all’inquietudine ti salgon su anche dei dubbi su Tito Pozzi, la sua vita, i suoi pensieri.
Fino a che poi le cose tornano, ma in un altro modo.
Pensi Ah ecco vedi, e il libro è finito.
apparte i feed che prima ho provato ed erano ancora mozzi, dopo riprovo, speriamo bene, volevo lincarti qua il podcast in cui leggevo un pezzo dalla maledizione del sommo poeta (che è l’altro libro della trilogia) però poi son timido e fa ischifo, come leggo. invece volevo segnalarti, magari lo sai già, che il buon angelo è appena uscito col terzo e ultimo libro della trilogia e pensa un po’ cià pure un blog, magari sai già anche questo.
niente ho controllato, adesso sono completi.
bravissima.
eh sì infatti io mi son ricordata di aver letto il primo (della trilogia) proprio perché in questi giorni avevo sentito che era uscito l’ultimo.
il Sommo Poeta invece appena uscì lo dovetti comprare immediatamente per via della copertina molto bella per non dire proprio bellissima, solo che poi c’ho ancora da leggerlo, a dire il vero.
certo che ora per farti perdonare di avermi scritto tutte queste cose che io già ne ero a conoscenza (compreso il blog) dovresti ben lasciarmi il link al podcast, eh. come minimo, direi. anche in segno di gratitudine per i feed che alla fine ce l’abbiam fatta, volendo. però vedi tu, non voglio forzarti.
e bom ;)
bravo :)