e di preciso questo:
(pensiero: certo che è ganza questa cosa che a un certo punto i libri ti chiamano, stan lì degli anni sugli scaffali a impolverarsi e intanto ti tengon d’occhio – e io anche per questo forse io fondamentalmente li odio, i libri – poi arriva un giorno che ti vedono cotto a puntino, Dai che ci siamo – ti dicono – dai che è ora, via il dente via il dolore)
Questo libro qui, c’è dentro un’ossessione. Non un amore eh, badate bene: proprio un’ossessione. Di quelle che secondo me c’è più verità, dentro, che non in tutta l’intera vita di un uomo. C’è più verità perché non c’è alcun senso, perché c’è solo follia. Ecco.
Poi ci sono anche un sacco di puntini di sospensione; e una nave da Calcutta a Genova, e un gran chiaro di luna e di stelle da farci l’amore, e del sangue che non ti riesce fermarlo, e l’aria molle, la febbre dei tropici; e una furia, una furia tale, che io l’ho riconosciuta: allora mi sono voltata indietro, ho detto Scusa, scusami. Però, vedi, avresti dovuto spararmi come a un cane rabbioso, anche te, come fanno i malesi. Benedetto ragazzo.
«…Ma da allora si scatenò in me come una febbre… persi il controllo… ossia, sapevo benissimo quanto fosse assurdo quello che facevo; ma non avevo più alcun potere su di me… non riuscivo più a capirmi… andavo avanti unicamente nell’ossessione del mio miraggio… Però, aspetti… forse riesco ugualmente a dargliene un’idea… Lei sa che cos’è l’amok?»
«L’amok?… Mi pare di ricordarlo… una sorta di ebbrezza presso i malesi…»
«E’ più che ebbrezza… è una follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana… un accesso di monomania omicida, insensata, non paragonabile a nessun’altra intossicazione alcolica… io stesso, durante il mio soggiorno, ho studiato alcuni casi, senza tuttavia arrivare a scoprire il terribile segreto del loro scatenarsi… Dunque, l’amok… sì, l’amok è così: un malese, un uomo molto semplice, assolutamente bonario… se ne sta lì seduto, apatico, indifferente, spento… come me ne stavo io nella mia stanza… e all’improvviso balza in piedi, afferra il pugnale e corre in strada… corre sparato come una freccia, sempre diritto, senza deflettere… senza sapere dove… Chi gli si para davanti, essere umano o animale, viene trafitto dal suo kris, e l’orgia di sangue non fa che eccitarlo maggiormente… Mentre corre, ha la schiuma alle labbra e urla come un forsennato… ma continua a correre e correre, senza guardare né a destra né a sinistra, corre e basta, con il suo urlo acutissimo, con il suo kris insanguinato, in quella rettilineità mostruosa… La gente nei villaggi sa che nessuna forza può fermare un invasato dall’amok… perciò danno l’allarme in anticipo, quando arriva, e gridano: “Amok! Amok!” e tutti scappano… ma l’ossesso corre senza sentire, corre senza vedere, pugnala tutto ciò che gli capita davanti… finché non lo ammazzano a fucilate come un cane rabbioso, oppure crolla da solo, sbavando…»(Stefan Zweig, Amok, Adelphi Piccola Biblioteca)