novembre, 2009

29 nov 09

Minuzzoli veneziani

Ovvero le cose che più di tutto mi son rimaste appiccicate addosso, in questi tre giorni che sono stata solo piedi e gambe e occhi e poco, pochissimo cervello, per fortuna.
(le immagini, a cliccarle, certe volte diventano più grandi)

ve_ponteaccademia

Dal Ponte dell’Accademia, verso giù.

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Scala abbandonata con colonia di erbetta parietaria.

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16 nov 09

Non è colpa mia

se c’ho un cane che quando è lì che ronfa sul suo trapuntino a fiorellini col suo muso da orso grizzly io mi viene da mangiarmelo interamente a morsi e un giorno credo proprio che lo mangerò.

Cane che dorme su trapuntino a fiorellini

(questa foto è preziosa in quanto mi è costata un ginocchio e due gomiti che sono ancora lì sul pavimento del salotto, senza di me)

16 nov 09

Il Cagalibri e altre cose che mi premono particolarmente

Secondo me questa cosa di leggere i libri a volte non giova.

Per esempio io a leggere i libri su Venezia onde prepararmi psicologicamente e ampliare i miei orizzonti culturali, ora che per dire ho finito l’apposito libro di tiziano scarpa, ma non solo, insomma ero partita che ardevo tutta del Sacro Fuoco dell’Arte all’idea di tornare in laguna, ‘desso invece dopo aver letto dei libri le cose che mi preme sopra ogni cosa vedere sono:

- il “cagalibri”
che sarebbe una statua di niccolò tommaseo in campo santo stefano così chiamata perché sembra che stia cagando una pila di libri, per l’appunto, e se lo cerchi su google ti dice Forse cercavi: cagliari venezia

- il ponte “delle gomme”
che è un sottoportico che a quanto dice tiziano scarpa negli anni ci hanno appiccicato una gran quantità di ciringummi sbiascicati di tutti i colori e forme e sapori creando una sorta di opera d’arte collettiva in fieri postmoderna bellissima che spero non l’abbian ripulito nel frattempo, sarebbe un vero peccato

- il ponte “di calatrava”
ma solo per vedere se a camminarci mi riesce anche a me rompermi una gamba (son quasi sicura di sì)

E sicché, converrete.

(ora però non è detto, siccome c’ho in lista anche Venezia minima di Predrag Matvejević – che è chiaramente un nome inventato – e Fondamenta degli Incurabili di Iosif Brodskij, ci sta che il Sacro Fuoco un pochino mi ritorni, eh, non dispero)

13 nov 09

Due imbecilli

«Ti cercherò sempre
sperando di non trovarti mai
mi hai detto all’ultimo congedo

Non ti cercherò mai
sperando sempre di trovarti
ti ho risposto

Al momento l’arguzia speculare
fu sublime
ma ogni giorno che passa
si rinsalda in me
un unico commento
ed il commento dice
due imbecilli»

(Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke)

Allora certe volte io ho come l’impressione che tutti questi trent’anni di vita e d’amore mi sian serviti essenzialmente a capire che quando una cosa tra due persone finisce bisognerebbe fare come quando sei sul treno e hai attaccato bottone con un altro/a passeggero/a e per quanto sia un piacevole intrattenimento poi arriva la tua stazione e allora ti prepari a scendere con la grazia di chi se l’aspettava e il congedo si riduce a un disinvolto disincanto che dovrebbe suonar così, più o meno:
- Allora ciao, eh.
- Ciao.

Tutto il resto è imbecillitudine.

12 nov 09

Nel maggio scorso lessi un libro, di Angelo Calvisi

(poi però qualcuno penso se lo ricorderà che aggiornai Wordpress mi scomparì tutto il blog fu una mezza tragedia nel suo piccolo e allora poi con santa pazienza recuperai i post superstiti però questo si vede mi era sfuggito lo recupero ora già che ero qui per l’appunto a ravanare nel vecchio database, se non vi dispiace)

More about Il geometra sbagliato

Io, gli ultimi tempi, i libri troppo conosciuti, preferisco di no.
Allora mi fa piacere quando sfogliando i cataloghi delle case editrici piccine scopro dei libri che non li conosce quasi nessuno, mi vien curiosità di conoscerli a me. Tipo questo, che l’ha pubblicato una casa editrice che si chiama Round Robin, c’ha anche un blog, se vi interessa.

Questo è un libro che bisogna stare attenti a come se ne parla, sennò si rischia che poi uno lo legge e sa già delle cose che invece è meglio che non le sappia, se si vuol godere la lettura per benino.
Perché in questo libro c’è un crescendo secondo me molto efficace, e sarebbe un peccato se ve lo rovinassi, questo bel crescendo che ti prende alla sprovvista e finisce che ti porta dove non te lo aspetti. Continua →

12 nov 09

Questo catartico acquistar libri e mutande

Oggi c’è stato un momento che ero un po’ indecisa tra un sano suicidio – catarsi risolutiva – e una sessione di acquisto compulsivo a sfondo libresco – catarsi effimera ma godereccia – , per vedere se mi riusciva togliermi un po’ di questa amarezza dalle scatole, che diamine. Ho poi scelto l’effimera. Male che vada mi suicido da Feltrinelli, ho pensato: potrei scenograficamente immolarmi sul bancone dei best-sellers approfittando della soprelevazione del reparto informatica, oppure optare per un martirio lento e penoso infliggendomi un libro di Moccia da cima a fondo.

Mi son mica immolata, alla fine (l’opzione Moccia era un’esagerazione, eh, non c’avrei mai il coraggio). In compenso ho comprato alcuni libri molto belli di cui fornisco anche documentazione fotografica:

libri_varii

Nella foto manca Mi compro una Gilera di Paolo Nori, che ha una storia tutta sua particolare che è anche fonte di una certa crescente apprensione da parte mia: il fatto è che mia mamma, da quando le ho fatto conoscere il Paolo Nori, si è innamorata del Paolo Nori. Ora ogni volta che finisce un libro del Paolo Nori non è che vien lì educatamente a chiedermi C’hai mica per caso un altro libro del Paolo Nori da farmi leggere, cortesemente? No: Dammi un altro Paolo Nori che ne ho bisogno, mi dice. Mi fa anche un po’ di paura. Allora siccome io a casa i Paolo Nori li avevo finiti, oggi le ho comprato Mi compro una Gilera. Per questo non c’è nella foto: gliel’avevo già dato alla mia mamma, per farla calmare. La quale mamma ha iniziato subito a leggerlo e dopo poche pagine vedevo che sorrideva con un’espressione molto tenera e affettuosa che io non lo so, dove si andrà a finire. Continua →

10 nov 09

Venezia inchiodata, di martedì mattina

Intro: prendi un martedì mattina che hai deciso che resti a letto sotto al piumone e di tanto in tanto scendi giù a riattizzare la stufa economica e intanto ti sei anche portata la colazione a letto a base di caffellatte e tantissimi biscotti e come compagnia c’hai un assortimento di libri che parlan tutti di Venezia – tra cui uno di Tiziano Scarpa che si intitola Venezia è un pesce – , perché tra un po’ ci devi tornare, a Venezia, e c’hai il vizio che ti piace prepararti, alle città.

E’ proprio simpatica l’immagine di una Venezia-sogliola gigante (perché a guardarla dall’alto un po’ ci sembra davvero) che ha vagabondato per tutti i mari e strusciato su un sacco di sponde dalla notte dei tempi fino a che, con le scaglie e le pinne appesantite da «madreperle mediorientali, sabbia fenicia trasparente, molluschi greci, alghe bizantine» e cose così, si è scelta un’insenatura tranquilla e appartata e lì si è fermata a riposare; poi gli uomini se ne sono così innamorati che per paura che un giorno si sentisse di nuovo in forze per riprendere il largo l’hanno presa all’amo con l’inganno – strada e ferrovia – e poi per star proprio tranquilli tranquilli l’hanno pure inchiodata al fondale, povera sogliolona:

venezia_pesce

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09 nov 09

Discorso all’Ufficio Oggetti Smarriti

«Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.»

(Wisława Szymborska, Discorso all’Ufficio Oggetti Smarriti)

Quanto mi piace, a me, questa poesia.
Anche oggi che mi dispiace tutto, lei invece continua a piacermi, la leggo e la rileggo e ogni volta la sento più mia, perché è semplice, dice l’essenziale, e se mi dicessero Continua io direi No, perché mai, c’è nient’altro da sapere.
Azzardo una dedica: a chi non ci son proprio riuscita, a spiegarmi, nella speranza che l’aiuti ad intuire, da lontano, l’improbabile perché del mio tutto e del mio niente (soprattutto il niente, io credo, si fa fatica, mi rendo ben conto).

08 nov 09

Ho letto un libro, di Stefan Zweig

e di preciso questo:

More about Amok

(pensiero: certo che è ganza questa cosa che a un certo punto i libri ti chiamano, stan lì degli anni sugli scaffali a impolverarsi e intanto ti tengon d’occhio – e io anche per questo forse io fondamentalmente li odio, i libri – poi arriva un giorno che ti vedono cotto a puntino, Dai che ci siamo – ti dicono – dai che è ora, via il dente via il dolore)

Questo libro qui, c’è dentro un’ossessione. Non un amore eh, badate bene: proprio un’ossessione. Di quelle che secondo me c’è più verità, dentro, che non in tutta l’intera vita di un uomo. C’è più verità perché non c’è alcun senso, perché c’è solo follia. Ecco.

Poi ci sono anche un sacco di puntini di sospensione; e una nave da Calcutta a Genova, e un gran chiaro di luna e di stelle da farci l’amore, e del sangue che non ti riesce fermarlo, e l’aria molle, la febbre dei tropici; e una furia, una furia tale, che io l’ho riconosciuta: allora mi sono voltata indietro, ho detto Scusa, scusami. Però, vedi, avresti dovuto spararmi come a un cane rabbioso, anche te, come fanno i malesi. Benedetto ragazzo. Continua →

06 nov 09

Ho letto un libro, che è tutto un morire

intitolato Suicidi d’autore, scritto da Antonio Castronuovo, di cui inserisco qui sotto l’apposita copertina:

More about Suicidi d'autore

Che brutto libro, ci muore un sacco di gente. Però eran tutti artisti, gente che dipingeva o scriveva, che insomma aveva pur della roba da dire, alla fine. E’ già qualcosa, no? Boh, può anche essere di no.

Per esempio Rothko si sparò, dopo aver dipinto un quadro tutto grigio scuro che secondo Kandinskij il grigio scuro era il colore di quando uno non ce la fa più, «quanto più il grigio si fa scuro, tanto più si accentuano l’inconsolabilità e l’oppressione soffocante», dice. Poi Sylvia Plath c’aveva trent’anni giustigiusti, aprì la finestra nella camera dei bambini, perché c’aveva due bambini, e gli lasciò sul comodino latte e biscotti, mi pare, poi infilò la testa nel forno a gas e buonanotte. Angelo Fortunato Formiggini aprì una casa editrice che pubblicava solo libri umoristici da ridere, poi venne il nazifascismo e lui si buttò giù dalla Ghirlandina (Modena) cantando Italia! Italia! Italia!, pare, per poi successivamente spetasciarsi scompostamente al suolo. La Marina Cvetaeva invece ora mi sfugge come si ammazzò, ma scrisse un biglietto che c’era scritto Perdonatemi, io ho pensato che invece scriverei Andate tutti a farvi fottere, stronzi. Per dire, le differenze d’indole, alle volte.

Che brutta questa cosa che a un certo punto uno può capitare che non ce la fa più. Che cattivo gusto. No? Eh già.

Ma insomma, un libro proprio brutto, in conclusione.