Una specie di saluto

«Mi sveglio per l’improvviso silenzio.
Il treno è fermo a una stazioncina sconosciuta. Il nonno prepara, con mille gesti inutili, il pasto del nipotino irrequieto che la nonna tiene in piedi presso il finestrino. Termos, zucchero, tovagliolo, tazza cambiano continuamente posto.
Nonno: “Sta’ fermo, dove vuoi andare? Non vedi che è buio fuori? Fuori c’è il lupo…che ti mangia. Se caschi, qui in stassione non c’è il dottore”.
Nipotino: “Non c’è il dottore?”.
Nonno: “No, non c’è”.
Nipotino: “E l’ambulansa?”.
Nonno: “Neanche l’ambulansa. Se caschi muori”.
Nipotino: “E poi?”.
Nonno: “E poi sei morto”.
Nipotino: “E poi?”.
Nonno: “E poi vai al cimitero”.
Nipotino: “E poi?”.
Nonna (abbracciando teneramente il nipotino): “E poi ti mettono sottoterra”.»

Čhecov a Sondrio e altri viaggi, di Aldo Buzzi
(Como, 10 agosto 1910 – Milano, 9 ottobre 2009)

Un grande. Un grandissimo.

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Dimmi pure, eh

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