Tutto uno scampanìo di campane in lontananza, e dalla nebbia vien su il crepitìo di un fuoco poco distante, tra i filari della vigna.
Gli omini che lo tengono a bada parlano ma non si capisce, è solo suono di voce di omini che non vuol dire niente, lontano.
Se ascolto sento gli alberi scricchiolare e stirarsi al sole, ché c’han su miliardi di goccioline pesantissime da far evaporare.
Giù dalla cucina sale le scale un profumo di zucchero caldo e succo d’uva cotto, e rumore di domenica.
E intanto il mio cane abbaia, rincorre nell’aria le campane, che chissà cosa gli han fatto, a lui, le campane.
Certe volte la mia vita di domenica mattina sembra di esser dentro una poesia di Pascoli.
(Eppure.)
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Beh mica male allora…
Vorrei sapere come fare…
BUENA VIDA
Lorenzo
no infatti, per niente male. A me Pascoli non dispiace, in certe poesie (in quelle che ho in mente quando dico che le mie domeniche talvolta ci assomigliano). Eppure…
…
Capitano
io anche vorrei. (Bacio)