
Luigi Ghirri, Napoli 1980 – © Eredi Luigi Ghirri
«Sono anni che ormai viaggio da solo. Conosco l’infinita pena del viaggiatore solitario che in un qualunque scompartimento di un treno deve chiamare il controllore per andare alla toilette e non lasciare i bagagli incustoditi; conosco la seccatura un po’ umiliante del dover pranzare da solo in un ristorante sotto gli occhi irritati di squallide coppiette che, in fila, ti guardano come se fosse un loro dovere avere il tuo tavolo, di cui sei soltanto uno sfigato usurpatore; conosco la fatica fisica, gli imbarazzi, i dubbi di chi viaggia solo con se stesso. Conosco la stupidità delle “camere singole” in cui i letti sono piccolissimi, i lavabi minimi e i soffitti bassi, come se ogni viaggiatore solitario fosse un nano e non una personale come le altre, con braccia, gambe e bisogno di spazio. Conosco la scortesia e il tono pietoso degli altri compagni di viaggio che ti si rivolgono con quel garbo ipocrita che si riserva a un vedovo, a una persona che ha perso la propria metà.

Luigi Ghirri, Trani 1982 – © Eredi Luigi Ghirri
Ma io conosco anche l’immensa completezza di questa mia solitudine, le orecchie attente, gli occhi sempre presenti, la concentrazione, le illuminazioni interiori quando non hai nessuno all’infuori di te da mettere al corrente di una scoperta, e allora, seduto su una pietra di una qualsiasi isola greca, chiedendoti perché quel sole debba essere così forte e quel mare così azzurro e la terra così nera, ti guardi dentro, e dentro puoi rivedere i soli, le mareggiate, le burrasche e gli approdi della tua vita. Fin quando avrò fiato in gola e forza nelle gambe, e le mie braccia riusciranno a trascinare un sacco, difenderò questo mio diritto di essere solo – uno come tanti – nella mia completezza.

Luigi Ghirri, San Pietro in Vincoli (Ravenna) 1986 – © Eredi Luigi Ghirri
Nei viaggi solitari esiste una pienezza diversa di sé. La possibilità di vivere in territori neutri, in mezzo a persone che abitualmente parlano una lingua diversa, il fatto di adattarsi a un’architettura e a un paesaggio stranieri, producono uno spiazzamento delle nostre certezze e, se si è veramente onesti e sinceri, permettono di scoprire chi si è. In sostanza, tutti i viaggi che si fanno sono solo la figura di quell’altro viaggio all’interno di noi stessi che inizia nel momento in cui nasciamo e finisce quando dio vorrà. Non c’è viaggio più avvincente di quello che ognuno può fare alla scoperta di sé.

Luigi Ghirri, Capri 1980 – © Eredi Luigi Ghirri
E ci sono, naturalmente, molti modi per fare questo viaggio. Amare una persona, per esempio. Vivere insieme a lei. Essere abbandonati da quella stessa persona. Oppure ritirarsi in un deserto e abbracciare l’esperienza mistica. Per quelli come me, troppo amanti del mondo per abbandonarlo, troppo scorticati dall’amore per cercarne un altro, c’è una sola strada: la scoperta della solitudine.»
(da: Pier Vittorio Tondelli, Questa specie di patto, in L’abbandono. Racconti dagli anni Ottanta)
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Wow quanto è bello questo scritto!
“troppo amanti del mondo per abbandonarlo, troppo scorticati dall’amore per cercarne un altro”
Però prima o poi il tempo della solitudine finisce per tutti quanti: non siamo fatti per stare da soli, anche se talvolta nessuno capisce noi stessi come noi stessi. Sì a volte ci vogliono proprio i momenti di solitudine. Ma non sempre. Si rischia di cadere in un malessere nel quale ci crogioliamo e non va bene.
Però questo scritto è davvero bello, grazie per averlo postato. Non so, mi riempie di qualcosa di particolare, ne sento quasi il sapore in bocca di questo suo sentire davvero affascinante e reale.
Lorenzo, mi fa piacere che ti abbia colpito :-)
A me Tondelli piace molto, in generale, e questo pezzo – a parte qualche caduta di una banalità stucchevolissima, come quel “Non c’è viaggio più avvincente di quello che ognuno può fare alla scoperta di sé”, che secondo me non è neanche tanto vera come cosa, ma insomma – dicevo che Tondelli mi piace, in generale, ma questo pezzo sembra scritto appositamente per la me stessa di adesso, lo sento proprio “mio mio”.
Hai ragione, sai, quando dici che la solitudine prolungata rischia di far danni: io, per dire, ne sono un esempio lampante, dei guasti che può causare.
…
PS: che per caso c’è qualcuno che sa dove si trova quella meravigliosa statua – quel che ne resta – che c’è nella prima foto? A Napoli, ok, ma dove di preciso?
… “PS: che per caso c’è qualcuno che sa dove si trova quella meravigliosa statua – quel che ne resta – che c’è nella prima foto? A Napoli, ok, ma dove di preciso?”
Credo al Museo Archeologico Nazionale