A una come me che ha passato sette anni della sua vita immersa nella più asfittica delle depressioni, un libro che parla di scollamento tra l’Io e il mondo, di anestesia dei sentimenti, di perdita del Senso, di presa di coscienza del non esser fatti per, ecco, un libro così quantomeno la incuriosisce.
Sì perché io, per dire, quando ero depressa, a parte disperarmi, aspettavo. E cosa aspettavi?, direte voi. Eh, niente aspettavo, o meglio, aspettavo che il minuto futuro mi liberasse dal minuto presente, che era insopportabile. Ecco, cose così. Non proprio il massimo della vita, insomma. Comunque vorrei anche dire che questo libro, la depressione, non c’entra nulla eh, sappiatelo.
Allora in questo libro c’è un anonimo studente di venticinque anni che un giorno dovrebbe alzarsi per andare a dare un esame, però non si alza, non ci va, perché di punto in bianco è come se qualcosa gli si fosse rotto dentro, si rende conto di non esser fatto per vivere, gli sfugge il senso del “dover essere, dover fare“, dell’andare avanti a tutti i costi, gli si palesa l’assurdo, e si ferma. Si ferma nel senso che si dissocia dalla vita, dal mondo, da se stesso.

Va’ che Perec era veramente brutto. Però di faccia simpatica. Mi ricorda anche vagamente un mio ex fidanzato. Ma non tantissimo. Era un po’ più bello ma molto meno simpatico, il fidanzato (detto col senno di poi)
Aspetta. Aspetta il momento in cui non ci sarà più niente da aspettare.
Dorme, guarda il soffitto (guarda un sacco il soffitto, effettivamente), fuma, ascolta i rumori del suo vicino (ché questo studente vive in un minuscolo sottotetto parigino), oppure vaga per la città, entra nei cinema così a casaccio, rivede venti volte lo stesso film, entra nei musei e guarda i quadri come fossero pareti (perché è l’uomo che gli dà un senso, ai quadri, e senza quel senso sono meno di niente), poi guarda le pareti come fossero quadri.
Sopravvive per inerzia, tipo quando butti un sasso giù per una discesa, e quello rotola giù, va avanti, sì, non c’è dubbio, ma senza intenzione. Vuole educarsi all’indifferenza. Vuol scrollarsi di dosso ogni funzione.
Il libro è tutto qui, e sarebbe anche un gran bel “tutto qui”, in teoria, solo che a me alla fine non mi è mica piaciuto. La scrittura va avanti per forza d’inerzia anche lei, si ripetono le stesse cose un sacco di volte, è tutto talmente spezzettato, e… inerte, è proprio inerte come libro, c’è poco da fare. Dorme il protagonista ma gli vien da dormire anche a chi legge, secondo me.
Dice Celati nella postfazione che è una critica all’attivismo dei tempi moderni. Eh, bene. Poi se leggete in giro dicon tutti che è un capolavoro. Bon, non mi è piaciuto lo stesso, a me, che vi devo dire.
Autore: Georges Perec | Titolo: Un uomo che dorme | Editore: Quodlibet | Pagine: 176 | Prezzo: 12,50 €
