Io non lo so, i libri di Nori, ultimamente. Da una parte mi piaccion sempre tantissimo, dall’altra mi pare quasi che non mi dovrebbero piacere più. Non so se si capisce.
Questo l’ho letto stanotte perché mi è venuta l’insonnia. Una smania, c’avevo, che non mi riusciva dormire né stare sveglia. Poi io non essendo affatto abituata all’insonnia, quelle pochissime volte che mi viene, un’angoscia, una smania, che non vi dico.
Allora io quando sono angosciata e smaniosa i libri di Nori di solito mi fanno un buon effetto, soprattutto perché mi fanno ridere. Infatti io quando mi capita di parlare di Paolo Nori qui sul blog ci metto il tag “scrittori umoristici”, anche se lo so che è un tag messo lì a sproposito, perché per esempio in questo libro c’è un capitolo che si intitola “Il senso mio soggettivo che do io alla parola disperazione”:
«Quest’anno, tornato a casa dopo il pranzo di natale con mia mamma, io non credevo fosse così, invece passare la giornata di natale da solo senza neanche mia figlia, uno dei primi natali che ho una figlia, io piuttosto di farmi prendere dalla disperazione io per la prima volta nella mia vita ho fatto dei buchi col trapano ho fissato alla parete tubo aggancio 016 da 60 centimetri in cucina sopra il secchiaio, appendino in ottone 4 ganci made in China importato da M. Uno trading Imola (Italy), tubo reggitenda in alluminio diametro venticinque universale made in Italy by Bacchetta srl Via Cave Oltrefiume 49 28831 Baveno (VB), al quale tubo reggitenda ho poi fissato tramite appositi ganci in alluminio la speciale tenda vinile tevere centimetri 180 per 200 riciclabile spessore 120 micron.
(…)
Quando sono a far spesa mi chiama una di queste mie amiche Come stai? mi chiede, Sono un po’ disperato, le dico, e lei tace e a me vien da aggiungere Ma no, guarda che a me va bene così. Cioè son disperato, ma di quella disperazione bella che mi fa fare le cose, buchi col trapano, non so. Poi sento che tace ancora allora aggiungo A me, divertirmi, non mi è mai piaciuto.Ah, dice lei. C’è qualcuno lì che ti ascolta?»
A me quello che scrive Paolo Nori credo mi piaccia soprattutto perché è talmente fatto di niente che finisce sempre per farmi un effetto tipo mantra, che mi svuota il cervello da tutti i pensieri e al posto dei pensieri appare una lucina di pura comunanza:
«Io i periodi che mi piaccion di più son quelli che sono senza personalità.
La mia personalità non è una cosa che mi riguarda, la mia personalità è un problema degli altri io preferisco vivere senza personalità, se ci riesco.
Io preferisco stare attento alle cose che vedo qua in periferia, invece che alla mia personalità che io ho quasi quarantatré anni mi ha rotto i maroni, la mia personalità.»
Per non parlare di quando Paolo Nori parla dell’Irma, che sarebbe la sua figlia piccina; ecco, in quei casi la lucina si trasforma in pura tenerezza fortissima che non credo mi sia mai capitato di provarla così tanto come nei libri di Nori, specialmente quando parla della sua bambina, giuro.
Comunque questo libro che ha per sottotitolo “Bologna Parma, novanta chilometri” in realtà si parla poco di Bologna e poco anche di Parma. Si parla soprattutto delle cose che gli succedono all’autore, come al solito.
Io credo sia per questo che ultimamente mi vien da pensare che i libri di Nori non mi dovrebbero piacere più, perché son quasi tutti uguali. Non tutti, però insomma: quasi.
Concludo con una mia intima opinione personale: che è un uguale, quello di Nori, che magari, gli uguali, fossero tutti così.
(PS: un pezzettino l’ho copiato anche di là)
Autore: Paolo Nori | Titolo: Siam poi gente delicata. Bologna Parma, novanta chilometri | Editore: Laterza | Pagine: 151 | Prezzo: 9 €
Tags: bologna, letteratura italiana, paolo nori, parma
