Io, in questi ultimi giorni, non c’è da stare allegri, a pensarci.
Per prima cosa ho scoperto di essere metereopatica in una maniera che mi vergogno profondamente di me stessa. Roba che non mi son goduta neanche le sporadiche precipitazioni con annesso calo delle massime di questi giorni, a causa del cambiamento repentino di pressione atmosferica che ha attentato alla mia salute – che poi, “salute”, nel mio caso, è un parolone – in un modo che veramente, non va mica bene.
Per seconda cosa, un sacco di altre cose.
Allora uno, quando c’ha questi giorni un po’ così, che non si spiega la sua permanenza su questa terra, diciamo, cosa fa? Si autogratifica facendo acquisti.
Sicché ieri sono andata alla Coop, ad autogratificarmi.
Ho comprato la lanterna Raid contro le zanzare tigre che la pubblicità dice che fa come una barriera invisibile di venti metri quadri. Stasera dopo cena l’ho provata in giardino, funziona. Se sei nella traiettoria del vento ti intossichi tantissimo col copioso fumo di piastrina che vien fuori dalla lanterna, ma in compenso non ti buca nessuna zanzara, è bellissimo.

Che poi bisogna anche dire che le zanzare tigre non son neanche brutte, a vederle da vicino, c’hanno un loro fascino esotico. Ma ora che ci penso, chi se ne frega
Poi ho comprato anche una birra artigianale non pastorizzata e rifermentata in bottiglia (ci tengo a precisare che sono espressioni per me assolutamente prive di significato, e dunque fatalmente attraenti) alla farina di castagne. Eh, castagne, sì. Molto buona, devo dire. Peccato che io essendo fondamentalmente astemia mi sia presa una mezza ciucca, con questa birra alle castagne, probabilmente amplificata dal fumo intossicante della piastrina Raid, perché come ho già detto ero in traiettoria. Ma insomma, non ci lamentiamo.

Questa qui è l’etichetta della birra che vi dicevo. Si chiama La Petrognola, e a cercar su internet l’etichetta ho scoperto che c’ha anche un sito, per dire
Quando ho preso la birra alla Coop mi sono accorta che ora alla Coop dove vado io han fatto tutta un’intera scaffalatura con un assortimento di birre mica da ridere, da quelle belghe trappiste (quelle col tappo a spumante) a quella giapponese (che mi dicono faccia veramente schifo, mi dicono), roba che a me mi è venuta la voglia quasi quasi di emanciparmi dalla mia castrante condizione di astemia per dedicarmi alla degustazione selvaggia senza incorrere in ciucche che poi mi fanno dormire come un oste medievale, la qual cosa non è per niente dignitosa.
Infine, onde procurarmi una botta di spensieratezza, ho iniziato a rileggere Dissipatio H.G. – dove H.G. sta per Humani Generis – di uno scrittore morto che si chiama Guido Morselli. Nella prima pagina a un certo punto il tizio dice di provare un “feroce sollievo”. Ecco, a leggere “feroce sollievo”, a me, mi è piaciuta così tanto come espressione che me la son riletta un sacco di volte e ho pensato che mi piacerebbe tantissimo una volta nella vita poter dire di aver provato un “feroce sollievo”. Si vede che subisco il fascino delle cose buone che diventano cattive, ho pensato. Eh sì. Effettivamente.
Evviva l’estate.
Tags: cose che capitano, guido morselli
Ciao!
Ti leggo ma non mi sono mai palesata :) non sono una gran commentatrice.
Mi piace l’espressione “feroce sollievo”. Ho letto l’altro giorno sul mio manuale di letteratura italiana di questo libro. Mi incuriosisce già solo per il titolo. Attendo commenti :)
Ciao Marina, grazie di essere “uscita allo scoperto”! Un commentino ogni tanto a questo blog non è che gli dispiaccia, c’è così poco abituato che quasi quasi s’emoziona ;-)
Anche io capito spesso dalle tue parti, sai, e ti capisco, anche io in generale commento assai raramente, ma nel mio caso dipende dal fatto che riesco ad essere un irriducibile “orso solitario” di poche parole anche su internet, paradosso dei paradossi!
A presto per le due parole su Morselli, allora!
Allora siamo molto simili :-D mi riferisco all’orso solitario ;-)
Dire che quell’aggeggio contro le zanzare mi attiri è dir poco. Ottimo lo scaffale delle birre della COOP, evita assolutamente quelle giapponesi e vedi, tra quelle col tappo di sughero, se trovi delle “birre champagne” che sono fantastiche. Ti suggerisco un nome che non è il migliore, ma che è tra quelli più facili da trovare (ovviamente tra quelle buone): “Brigand” con un bel brigante disegnato sull’etichetta. Mi unisco al club degli orsi solitari col “feroce sollievo” di non essere poi così solo.
@Marina
non mi stupisce: tra orsi ci si riconosce “a naso”! ;-)
@Rino
guarda, la lanterna della Raid te la consiglierei proprio spassionatamente, non fosse che le ricariche (piastrina + lumino) costano un botto… però almeno ti permette di stare in terrazza dopo cena senza farti venire un esaurimento nervoso!
Quelle che chiami “birre champagne” mi viene il dubbio che siano quelle belghe trappiste di cui parlavo nel post, perché anche quelle hanno la bottiglia grande e il tappo di sughero con la gabbietta! Che ganze!
Per ora ne ho assaggiata una che mi pare avesse uno gnomo sull’etichetta (molto buona) e un’altra stranissima, bianca, con un sapore un po’ acidulo mai sentito prima.
Ora però le mie scoperte birresche stanno subendo una battuta d’arresto per tutti i miei acciacchi che tu ben sai, uffa :(
Ciao, ti leggo spesso, mi piace da morire il tuo blog e quello che scrivi. Un paio di settimane fa ho pure letto il Vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago, che avevo sempre scartato in libreria, perchè mi era piaciuto molto il tuo commento.
Continua così!
@sissiblues
ma grazie, troppo troppo buona! Spero che il Vangelo ti sia piaciuto! :D