Sebaste | Panchine

More about Panchine

Quando lessi del sindaco leghista di Treviso, Gentilini, che gli venne l’idea di toglier di mezzo tutte le panchine perché attiravano i malintenzionati (leggi soprattutto immigrati), pensai Toh!, han trovato un modo nuovo per rendere il mondo ancora più schifoso. Ma bravi davvero. Bravi.

Da quel giorno lì – ma anche da prima a ben vedere – , le panchine se la passano mica tanto bene, in Italia. Son passate di moda.

Ed è un peccato, perché le panchine non son solo “arredo urbano”. Son proprio un’altra dimensione, altro che.
Nostalgicamente parlando, chi ha trent’anni o più se lo ricorda di certo, di quando esistevano le “compagnie”, e non esisteva facebook e neanche il cellulare eppure ogni pomeriggio senza bisogno di mettersi d’accordo ci si ritrovava tutti lì, a quella panchina che era il nostro quartier generale, che venisse giù il mondo o che ci fossero quaranta gradi all’ombra, ci trovavi sempre qualcuno. Ed eran tempi più belli, secondo me.

Ma a parte questo, su una panchina ci posson succedere tante altre cose.
Per esempio ti può venir da pensare all’infinito, e magari c’esce pure una poesia (prendi Leopardi, per dire); ci si può sedere e dir cose assurde per ingannare l’attesa di Godot; ti puoi metter lì ad osservare la vita che ti scorre accanto, come ha fatto Perec, nel tentativo di esaurire un luogo parigino; se la panchina in questione è di fronte al lago di Sils in Engadina, ci sta anche che ti venga l’ispirazione per buttar giù due righe tanto per (come gli è successo a Nietzsche che seduto davanti a quel lago c’ha scritto il Così parlò Zarathustra); e se sei in vena ci puoi pure scrivere un intero libro, su una panchina, come gli è successo a Beppe Sebaste.

Luigi Ghirri, Lucerna 1971

Luigi Ghirri, Lucerna 1971

E potrei continuare, perché la letteratura, come la vita, è piena di panchine: «perché la gente, sopra ogni cosa, aspetta, e aspettando gira a zonzo e si siede dove capita».

Poi ad un certo punto Beppe Sebaste parla anche dello star seduti su una panchina quasi come di un atto anarchico, di questi tempi.
Eh già, perché quando sei seduto su una panchina, non produci, non consumi. “Sei”, e basta. E questo al mondo così com’è non lo può fare che incazzare. A vederlo così pare quasi un atto di “civil disobedience” alla Henry David Thoreau.

Pensa te, una panchina, cosa ti può diventare, a pensarci.

In questo libro c’è tutto questo. Poteva non piacermi?

Autore: Beppe Sebaste | Titolo: Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne | Editore: Laterza | Pagine: 171 | Prezzo: 9,50 €

Tags: , , , , ,

2 comments

  1. grazie. un saluto e un sorriso, b.s.

  2. beppe, ci mancherebbe. grazie a te di esserti soffermato da queste parti :)

Dimmi pure, eh

Similmente