Io non lo sapevo, che Giampiero Mughini, oltre ad essere un gran tifoso della Juve e un eccentrico “opinionista” televisivo (io, quando lo vedo, cambio), fosse anche un gran collezionista di prime edizioni del Novecento italiano. Non me la sarei proprio mai immaginata, questa cosa. E invece.
La sua collezione, in questo libro qui, la racconta con un entusiasmo che mi verrebbe da dire: contagioso.
Una storia di tirature minime, di avventure squattrinate, di clamorosi insuccessi, di grandiose provocazioni genialità esaltazioni follie disperazioni.
Una vera goduria, per una come me che si è ricordata gli anni dei primi esami di Letteratura italiana moderna e contemporanea, che erano anni immersi fino al collo in quei libri lì: i Landolfi, i Pizzuto, i Savinio, i Bontempelli, quei matti dei futuristi… Ed erano anni che io, a ricordarmeli, quasi quasi mi commuovo, da quanto erano belli.
Il collezionismo, io non l’ho mai capito. Mi son fatta una mia idea al riguardo, e cioè: che sia una di quelle cose puerili e sconclusionate che gli uomini fanno per non pensare alle cose brutte (tipo la morte, il tempo che passa, cose così). E dopo aver letto questo libro, son sempre più dell’idea che.
Ma non ve lo nascondo, che un giretto nella biblioteca di Mughini, a sfogliare, che so, la prima edizione del Porto Sepolto di Ungaretti, o quegli sfigatissimi Canti Orfici di Campana…ecco, io me lo farei volentieri, eccome.
Infine: un limite ce l’ha, questo libro. Che secondo me bisogna essere un po’ preparati su quella letteratura lì, diciamo un po’ “di nicchia”, del Novecento italiano, per goderselo. Altrimenti: due palle infinite. Credo, eh. Poi magari non è vero.
Autore: Giampiero Mughini | Titolo: La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento | Editore: Einaudi | Pagg: 286 | Prezzo: 16 €