Campanile | (87) Tragedie in due battute

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Achille Campanile, di Tragedie in due battute, ne scrisse più di cinquecento. Intorno agli anni Venti del ‘900.
Questo libretto – che i più arguti avranno capito contenerne solo ottantasette – me lo son portato in borsa per qualche giorno, per leggerlo in treno, e ogni tanto quasi mi vergognavo, perché mi veniva da ridere da sola.

Tragedie in realtà non sono, ma la cosa delle due battute è vera: anzi, a volte ce n’è una sola, o anche nessuna, addirittura. Son proprio epigrammatiche, come si dice. Un genere a sé.
Beppe Severgnini, nella prefazione, dice che in un romanzo si può sbagliare una pagina, in un racconto un paragrafo, in un articolo qualche parola. In una Tragedia in due battute neppure una virgola. E Campanile, dico io, ne sbaglia proprio pochine.

Alcune son proprio dei colpi di genio – e se si considera in che anni se l’è inventate, lo sono ancora di più. Molte vivono di calembours e giochi di parole, altre di paradossi, altre ancora sono le classiche “freddure” sceme, ma proprio sceme sceme, che uno si chiede Ma come mai sto ridendo per una cosa così scema?, col risultato che gli viene ancora più da ridere.
Ma quelle che mi piacciono di più, e che secondo me sono la quintessenza, sono quelle assurde: delle perle di non-senso, stranianti, surreali, che non stanno né in cielo né in terra. Provocazioni che fanno un solletico di prima qualità.
Vi ricopio le mie preferite, per far prima:

~ CAPRICCIO ~

Personaggi:
IL PICCINO
SUO PADRE

IL PICCINO
Papà, io non ho mai ammazzato nessuno. Potrei ammazzare il signor Giuseppe?

IL PADRE
Va bene, ma il signor Giuseppe soltanto.

(Sipario)

~ L’ASINO E IL CONTADINO ~

Personaggi:
IL CONTADINO
L’ASINO

IL CONTADINO
E’ mezz’ora che lo sto bastonando, e quest’asino non si decide a camminare.

L’ASINO
Benedetto uomo, poteva spiegarsi. Io credevo che mi bastonasse per farmi stare fermo.

(Sipario)

L’ultima, prometto.

~ IL TAPPETO ~

Personaggi:
PRIMO VISITATORE
SECONDO VISITATORE

In un salone. Mobili lussuosi. Un grande tappeto sul pavimento.
All’alzarsi del sipario il PRIMO VISITATORE è già in iscena aspettando di essere ricevuto e il SECONDO VISITATORE entra.

SECONDO VISITATORE
al PRIMO VISITATORE, che gli volge le spalle: Scusate, è caduto a voi questo tappeto? Indica il tappeto sul pavimento.

PRIMO VISITATORE
Oh, sì, grazie. Piglia il tappeto e se ne va.

(Sipario)

Ancora una, poi basta, giuro!

~ NON HA TUTTI I TORTI ~

Personaggi:
IL MORTO

In un camposanto ai giorni nostri.
La scena rappresenta un camposanto monumentale: statue, cappelle gentilizie, tombe ricche di ornamenti architettonici, fiori, piante, corone, cipressi, lampade accese, ecc. ecc.

IL MORTO
tra sé: Il camposanto, sì, è bello, ma a lungo andare finisce per venire a noia.

(Sipario)

GE-NIA-LI. Punto.

Autore: Achille Campanile | Titolo: 87 tragedie in due battute | Editore: BUR Bibl. Univers. Rizzoli | Pagine: 111 | Prezzo: 4,90 €

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4 comments

  1. Gian Paolo Schembri

    Vabbè, allora ti riscrivo. L’uovo alla kok e le Tragedie in due battute in effetti sono due delle mie soluzioni preferite per quando devo fare un regalo – diciamo così – con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Del resto, i libri sono forse l’unico oggetto in cui questo rapporto è totalmente slegato da qualsiasi criterio economico: puoi spendere cinque euro per un capolavoro immortale e cinquanta per una schifezza assoluta. Non capisco perché la gente non ne approfitti, di solito.

    Delle tragedie, quella che preferisco (forse per colleganza con il protagonista) ce n’è una che riguarda un avvocato di scarso successo ma di preoccupanti impegni finanziari. Nella mia vecchia edizione del libro il titolo, giustamente, è in fondo. In quella che ho appena regalato a un mio collega è in cima, stranamente, e credo che perda molto, in questo modo. La racconto a qualche collega, ogni tanto, ed ha sempre successo. Trovala, se vuoi, e rileggitela.

  2. Se non sbaglio ti riferisci a “Piccole cause, grandi effetti”. Ogni occasione è buona per riprendere quel librino in mano!, e complimenti per le tue preferenze in fatto di libri ;-)

  3. Gian Paolo Schembri

    Ma non sarà mica che questa – forse del tutto casuale e parziale – comunanza di preferenze è riconducibile alla comunanza di accidia, che ci fa prediligere “librini”, appunto, e ci fa spaventare di fronte ai libroni? Io andrò a visitare San Pietroburgo, fra un po’, e mi era venuta voglia, per darmi arie di viaggiatore, di rileggere Delitto e castigo. Be’, le cinquecentottantacinque pagine fitte fitte mi hanno sgomentato, con questi caldi, e mi è subito venuta voglia, invece, di riprendere in mano “Il gastronomo educato” di Alberto Denti di Pirajno, un nobiluomo siculo cosmopolita che intorno al 1950 ha scritto un libro di gastronomia che oggi verrebbe definito come minimo politically incorrect … Quanto a inutilità sociale non me la cavo male nemmeno io, credo.

  4. Uh sì, io tantissima accidia!, accompagnata da ondate di paralizzante sconforto di fronte ai “libroni”. Soprattutto in questi ultimi anni, ho continuato a leggere solo perché esistono anche i “librini”; altrimenti, io credo, avrei letto solo le etichette degli shampoo (occupazione alla quale mi sto dedicando assiduamente proprio in questi giorni, tra l’altro, con l’intraprendente variante di biscotti e cereali).

    E poi d’estate, figuriamoci.
    La tua “diagnosi” nel mio caso non fa una piega, però io sto messa peggio perché Delitto e castigo non l’ho proprio mai letto :mrgreen:

Dimmi pure, eh

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