Aldo Buzzi, essendo nato nel 1910 uno può pensare che sia già passato a miglior vita, invece no, è ancora vivo (edit del 9 ottobre 2009: da oggi non è più vero, che è ancora vivo), e questo libro qui l’ha pubblicato nel 1979. A me me l’ha consigliato – mi vergogno un po’ a dirlo – Giampiero Mughini, che nella sua Collezione diceva che era un libro proprio bello del Novecento italiano, e siccome l’Adelphi me l’ha ristampato giusto il mese scorso, l’ho letto.
Dire che non è un libro di ricette, è sbagliato, perché le ricette ci sono, parecchie. Dire che è un libro di ricette, è sbagliato lo stesso, perché ci son tante altre cose oltre le ricette.
Dice a questo proposito il sottotitolo: «Ricette, curiosità, segreti di alta e bassa cucina, dall’insalata all’acqua alla pastina in brodo della pensione, da Apicio a Michel Guérard, da Alexandre Dumas a Carlo Emilio Gadda, dal curato di Bregnier a san Nicolao della Flue.», e si capisce subito che è un librino speciale, che mescola l’amore per la cucina e il mangiar bene alla passione per la cultura nel senso ampio, la letteratura, la storia, i viaggi, robe così. Ci senti sempre quel pizzico di ironia, di convivialità, che ti vien da accomodarti.

Un disegnino di Saul Steinberg che c’è dentro al libro. Che erano amici, tra l’altro, lui Steinberg e Buzzi. C’è un libro che si chiama Riflessi e ombre, che è una specie di autobiografia di Steinberg, però scritta insieme a Buzzi. E poi c’è anche un altro libro che si intitola Lettere a Aldo Buzzi 1945-1999 che raccoglie le lettere che Steinberg ha scritto a Buzzi fino al ‘99, perché dopo è morto (Buzzi no, come ho già detto, è ancora vivo, c’ha 99 anni – edit del 9 ottobre 2009: come sopra).
Perché Aldo Buzzi è un conversatore provetto di quelli tipo Gadda, tipo Landolfi, tipo Savinio. Di quelli che ti posson mettere per scritto la lista della spesa, e è un piacere, ti sembra di averli lì accanto che ti raccontano, perché c’hanno il dono di saper usare l’italiano in una maniera, che non lo so: proprio bella. Gente con una testa tanta, che lo senti che gli zampilla fuori un’intelligenza così…”pura”, mi verrebbe da dire, da esser contagiosa. Non ne fanno mica più così, secondo me.
Insomma, io a legger questo libro c’avevo l’acquolina perenne, anche a leggere delle pietanze più semplici come l’uovo al tegamino o i fagiolini al burro e pepe, tutte condite con aneddoti e storielle succulente, o dell’insalata, che se non la scoli troppo dall’acqua dopo averla lavata, una volta condita è ancora più buona. Almeno così dice Aldo Buzzi.
Autore: Aldo Buzzi | Titolo: L’uovo alla kok | Editore: Adelphi | Pagine: 154 | Prezzo: 11 €
Grazie dell’informazione, stavo proprio cercando di scoprire se Buzzi era ancora vivo: sapevo che è nato nel 1910, e certo non è il tipo che quando se ne andrà le televisioni ce lo diranno. Purtroppo …
Ho letto alcuni suoi libri, primo fra tutti L’uovo alla kok, che conservo gelosamente, ironici, naturalmente colti, davvero preziosi e rari.
Ciao
No, decisamente, non ce lo diranno. Ahinoi.
Io ho in lista d’attesa “Checov a Sondrio” e mi aspetto tantissimo da quel libro, ho idea che mi piacerà anche di più dell’Uovo alla kok.
Lieta di esserti stata utile :)
Scusa se torno sull’argomento Buzzi, ma ho scoperto proprio per caso che ieri era il suo compleanno. Sarebbe carino che i miei – o nostri – auguri potessero in qualche modo arrivargli, non credi?
Ciao
Ma pensa, non lo sapevo. Sarebbe bello sì!
Cento di queste uova alla kok, caro Aldo ;-)
(e tu, Gian Paolo, torna pure sull’argomento quanto vuoi: certi argomenti non scadono mai)
Purtroppo Buzzi ci ha lasciato stamattina. :(
Conoscevo Buzzi da 5 anni e lo frequentavo regolarmente a casa sua due-tre volte al mese. Era un piacere conversare con lui. Persona mite, umile, dagli occhi vivissimi, curiosi, attenti ad ogni sfumatura. Mi ha fatto conoscere molti autori, fra cui il grande Thomas Bernhard. Parlavamo anche di cinema: non amava (come me) Ladri di Biciclette, nè Umberto D (ma non accettava serenamente le mie stroncature). Temeva la morte, come tutti: la Natura lo ha aiutato (come aiuta tutti) appannandogli la mente, negli utlimissimi tempi. Mi mancherà davvero. Ciao, Aldo
Va’ che triste notizia.
Grazie Dario per aver condiviso qui i tuoi ricordi. Posso solo lontanamente immaginare la ricchezza di quegli incontri.
Non conoscevo Aldo Buzzi. Apassionata di letteratura enogastronomica ho comperato per caso “L’uovo alla kok”. L’ho immediatamente apprezzato, in particolare “Il vero cuoco”. Mi sono chiesta chi fosse, così ironico, colto, interessante e stimolante. Ho pensato di utilizzare il suo libro per il Progetto UOMO-LIBRO. Desideravo lavorarci un po’ e documentarmi meglio leggendo anche altre sue cose. Ho controllato in questo istante su Internet e scopro che, nato nel 1910, è morto due giorni fa. Ed io ho comperato il suo bellissimo libro il 6 ottobre. Mi dispiace moltissimo. Non so quanti nuovi lettori abbia potuto avere in questi giorni. Se mai io sia stata l’unica, spero di essere stata l’ultima per augurargli tanta pace.
E’ strano leggere queste righe. Ho conosciuto Aldo. Era un uomo fantastico. Per mesi ho cercato di convincere l’assessorato alla cultura di Milano e anche Roberto Calasso (l’editore di Adelphi) a fare qualcosa per celebrare il suo centenario. Ma non si sono neanche degnati di rispondere, suppongo per non doversi prendere la responsabilità di dire ‘no’. Se siete interessati vorrei comunque andare avanti e cercare di organizzare qualcosa. non intendo permettere all’ottusità di alcuni di impedire la celebrazione di questo tesoro appena perduto. Pare che l’assessorato al comune di Como sia interessato, ma devo ancora incontrarli.
Scrivetemi se volete collaborare alla partecipazione di un qualsiasi evento per il l’Agosto/Settembre 2010. Sarei felice di lavorare con altre persone che condividono con me l’affetto e la grande stima per Aldo Buzzi.
ipsagogique@gmail.com
Da bravo lettore distratto e incostante (non solo le televisioni, purtroppo, hanno ignorato la notizia, ma anche le radio, almeno quelle che ascolto io) ho scoperto solo ieri che Buzzi se n’è andato. Ho subito pensato di avvertirti, ma ovviamente qualcuno più attento di me lo aveva già fatto.
Chissà che adesso non diventi un autore “famoso”, come è accaduto a tanti altri scrittori solo dopo la morte …
Mi sento molto un eunuco ad un orgia, un cieco alla esposzione di quadri, un sordo alla 9^ sinfonia. L’ho letto per il “Gruppo di Lettura” alla biblioteca e …l’ho trovato …PEDANTE! Sai quegli anziani signori per bene che ti raccontano di com’era bello quand’era bello e anche la minestra non era la minestra altro che adessoche la fanno col Dixan! Di quelli che tirano in ballo GADDA ( un grande!) solo per dirti che mangiava pure lui e apprezzava la buona cucina. Di quelli che, avendo conosciuto il gotha della cultura del ‘900 ( invidia!) te ne snocciolano i nomi per farsi belli…In pratica NON mi è piaciuto!
Franco, io se non ti è piaciuto ci trovo mica niente di male, sinceramente. Neanche se mi sforzo tantissimo, ci trovo qualcosa di male. E sicché, dov’è il problema
Litote, anacoluti, popolarismi…va tutto bene, se è il modo di scrivere di ciascuno. Ma “c’hanno”, “c’avevo” si leggono kanno, kavevo. Il pronome personale atono”ci” non si elide con apostrofo, anche perché in tal caso la c diverrebbe dura. Si lascia invece così com’è, scrivendo e pronunciando “ci ho”, “ci avevo”.
Daniele, abbi pazienza, io le lezioncine non richieste mi stanno proprio qui, come si suol dire.
Sicché grazie della simpatia, eh, davvero, ma io ho intenzione di perseverare nelle mie anarchiche elusioni e nel far dell’italiano quel che caspita mi pare.
Ci son tanti di quei blog in giro, venir qui a indispettirti – ma soprattutto a indispettire me con la tua non comune simpatia (ché a me la simpatia quando è troppa mi indispettisce) – è mica obbligatorio: pensaci.
Cordialità!
Scusate: cercando notizie sullo straordinario Aldo Buzzi càpito per caso nel blog, che mi sembra serio, diverso da tante autoreferenziali tribune di boiate a ruota libera immesse on line. Chi sei, Maestri, l’ultimo professore dalla penna rossa? Pedante tu pure, magari, e secco secco, però quanto”ci” hai ragione! La Sere sembra un bello spiritaccio, ed io adoro le anarchiche, ma qui è animata da intolleranza, e non ci fa una gran figura, perchè di chi si illude di fare dell’Italia, degli italiani e dell’italiano “quel che caspita gli pare” ne abbiam piene le scatole!
oh be’ io sempre intollerantissima, con chi mi rompe le balle: su questo non ci piove. non me ne vanto ma neanche me ne vergogno.
uno che si ferma sul mio blog solo ed esclusivamente con l’intenzione di farmi una grottesca e supponente lezioncina di grammatica, mi sta sulle balle e di conseguenza me le rompe. un altro che si ferma solo perché sente il bisogno di chiosare il tutto con un commento animato a ben vedere dalla medesima supponenza, ecco, me le rompe sufficientemente anche lui.
far “bella figura” è l’ultima cosa che mi interessa nella vita. anzi, meglio: non mi interessa neanche come ultima spiaggia.
ciò detto, gradirei che il discorso si chiudesse, ma siccome non confido nel buon senso altrui, chiudo direttamente i commenti al post per evitare di dover leggere ulteriori stronzate, con i miei più cordiali vaffanculo a tutti quelli che han contribuito a trasformare un semplice e scanzonato omaggio ad uno scrittore in uno sfoggio di antipatie, presuntuosità e frustrazioni (ah!, soprattutto frustrazioni!) assortite. continuate pure, se vi dà piacere, ma lontano da qui.